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lunedì 23 giugno 2014

DALLA PUGLIA A GAZA CON MUSIC FOR PEACE


UN GRAZIE A TUTTI QUELLI CHE HANNO PARTECIPATO ALLA RACCOLTA DI VIVERI E MEDICINALI,per il convoglio di Music For Peace che a fine mese parte per la STRISCIA DI GAZA, nei territori occupati della Palestina
OGGI CITIAMO i brindisini che piu' si sono prodigati alla alla raccolta dando un contributo fondamentale e credo lo daranno anche in futuro, hanno donato per questa missione con slancio e generosita', CARLO E' SICURAMENTE IL CAMPIONE DI QUESTA RACCOLTA per quello che e' riuscito a fare, un grazie infinito,RAFFAELLA grazie per l'impegno hai un grande cuore, continua cosi' sempre. .Continuiamo cosi', SEMPRE VICINI AI POPOLI CHE LOTTANO PER LA LORO LIBERAZIONE,sentite sulla vostra pelle le ingiustizie commesse ad ogni latitudine,contro chiunque.GRAZIE CI SI VEDE PRESTO AL CENTRO PUGLIAPALESTINA A BRINDISI ,ripartiamo con un'altro progetto che dovrebbe portare da qui' ad un mese una quindicina di bambini di Gaza tra Grottaglie e Brindisi.Sempre se riescono a passare dal valico di Rafah in Egitto CHE MOMENTANEAMENTE E' CHIUSO.
( MUSIC FOR PEACE-PUGLIA) (PUGLIAPALESTINA)
nella foto Raffaella Pais e Carlo Ceglie.

venerdì 18 aprile 2014

RICORDARE VITTORIO ARRIGONI .

Brindisi,MALGRADO IL NUBIFRAGIO CHE HA COLPITO LA CITTA' E CHE SI PROTRATTO PER PIU' DI 3 ORE,inzuppati d'acqua, ma presenti i brindisini e non, alla serata in ricordo di Vittorio Arrigoni,eravamo tanti sono stati proiettati dei video sui pescatori di Gaza e il video della presentazione del libro con Vittorio nel 2009 a Novembre,e poi ancora la testimonianza dell'amico fraterno di Vittorio ALBERTO ARCE,Tanti scambi di contatti e l'impegno a proseguire e impegnarsi per la raccolta che stiamo effettuando per Music for Peace,i compagni di Torre s.Susanna hanno portato la loro brava spesa e li ringraziamo ,l'iniziativa organizzata da PUGLIAPALESTINA che al termine ha raccolto tra i presenti viveri e farmaci ma anche 100 euro che domani spenderemo per acquistare viveri ed altro,che vanno a MUSIC FOR PEACE PUGLIA che parte a meta' maggio con il carico dalla Puglia per Genova ,DOVE SI CHIUDONO I CONTAINER CHE VANNO A GAZA IN GIUGNO.grazie a tutti i partecipanti e continuiamo tra qualche giorno in piazza con un concerto e altro.CI RIPETIAMO PER PERMETTERE A TUTTI QUELLI CHE SONO RIMASTI BLOCCATI PER IL NUBIFRAGIO,DI VEDERE I VIDEO E TUTTO IL RESTO. RICORDATE IL NOSTRO TEL 377 1324124.
LE RICEVUTE DEGLI ACQISTI CHE FACCIAMO DEI SOLDI DONATI LE PUBBLICHIAMO SULLE NOSTRE PAGINE E BLOG.

domenica 27 ottobre 2013

CHIUSO IL VALICO DI RAFAH IN EGITTO. GAZA ISOLATA DAL MONDO.

GAZA.26-OTTOBRE 2013
IL VALICO DI RAFAH CHIUSO A TEMPO INDETERMINATO DAL GOVERNO EGIZIANO.Dopo l'apertura di pochi giorni per permettere il passaggio di pellegrini provenienti dalla mecca,e per i casi umanitari ambulanze ecc..,le porte di RAFAH si richiudono e non si intravede al momento un accordo tra le autorita' egiziane e il governo di hamas,se si protrarra' il blocco GAZA RESTERA' COMPLETAMENTE ISOLATA DAL RESTO DEL MONDO.
La popolazione di Gaza un milione e settecentomila persone non possono subire l'ennesima punizione collettiva,l'Egitto vuole far pagare ad Hamas l'appoggio che il movimento ha dato al deposto Presidente Morsi ed ai fratelli musulmani.RIAPRIRE GAZA SUBITO, E' IL MOMENTO DI LANCIARE UNA CAMPAGNA INTERNAZIONALE PER LA RIAPERTURA DEFINITIVA DEL VALICO DI RAFAH.

FOTO.il valico di Rafah dalla parte egiziana.
foto PUGLIAPALESTINA SETTEMBRE 2012
GAZA.26-OTTOBRE 2013
IL VALICO DI RAFAH CHIUSO A TEMPO INDETERMINATO DAL GOVERNO EGIZIANO.Dopo l'apertura di pochi giorni per permettere il passaggio di pellegrini provenienti dalla mecca,e per i casi umanitari  ambulanze ecc..,le porte di RAFAH si richiudono e non si intravede  al momento un accordo tra le autorita' egiziane e il governo di hamas,se si protrarra' il blocco GAZA RESTERA' COMPLETAMENTE ISOLATA DAL RESTO DEL MONDO.
La popolazione di Gaza un milione e settecentomila persone non possono subire l'ennesima punizione collettiva,l'Egitto vuole far pagare ad Hamas l'appoggio che il movimento a dato al deposto Presidente Morsi e ai fratelli musulmani.RIAPRIRE GAZA SUBITO, E' IL MOMENTO DI LANCIARE UNA CAMPAGNA INTERNAZIONALE PER LA RIAPERTURA DEFINITIVA DEL VALICO DI RAFAH.

FOTO.il valico di Rafah dalla parte egiziana.
foto PUGLIAPALESTINA SETTEMBRE 2012

sabato 26 ottobre 2013

VIVA PALESTINA

UN POPOLO LA SUA STORIA NON SI CANCELLA!!! Le bugie dei sionisti sono facili da sputtanare,hanno cancellato villaggi, nomi, vite umane,la barzelleta che loro hanno occupato (con il terrorismo e la forza) una terra senza popolo e tutte le infami bugie che raccontano attraverso una stampa mondiale asservita e inginocchiata al soldo dei banchieri sionisti,la bugia non regge piu,'attraverso la rete le loro favole, i castelli di menzogne crollano davanti alla documentazione storica che finalmente puo essere mostrata al mondo.LA FONDAZIONE DELLO STATO ISRAELO-SIONISTA E' UNO DEI PIU' GRANDI CRIMINI DELLA STORIA UMANA.
Le foto qui di seguito smontano le menzogne sioniste.LA PALESTINA VIVE.

lunedì 16 settembre 2013

PER NON DIMENTICARE SABRA E CHATILA.

16 SETTEMBRE 1982 IN LIBANO NEI CAMPI PALESTINESI DI Sabra e Chatila le milizie cristano libanesi sotto diretto controllo dell'esercito israeliano uccidono a sangue freddo piu' di 3500 Palestinesi donne,uomini e bambini,uno dei piu grandi massacri della storia ,uno dei tanti degli assassini sionisti,ricordare le vittime con le parole di un partigiano italiano SANDRO PERTINI,
"“Io sono stato nel Libano. Ho visto i cimiteri di Sabra e Chatila. E’ una cosa che angoscia vedere questo cimitero dove sono sepolte le vittime di quell’orrendo massacro. Il responsabile dell’orrendo massacro è ancora al governo in Israele. E quasi va baldanzoso di questo massacro compiuto. E’ un responsabile cui dovrebbe essere dato il bando dalla società”

Ancora oggi la banda al potere in israele e e composta da criminali di guerra e d assassini CHE DOVREBBERO PRIMA O POI FINIRE DAVANTI AD UN TRIBUNALE INTERNAZIONALE E PAGARE PER I LORO CRIMINI.
16 SETTEMBRE 1982 IN LIBANO NEI CAMPI PALESTINESI DI Sabra e Chatila le milizie cristano libanesi sotto diretto controllo dell'esercito israeliano uccidono a sangue freddo piu' di 3500 Palestinesi donne,uomini e bambini,uno dei piu grandi massacri della storia ,uno dei tanti degli assassini sionisti,ricordare le vittime con le parole di un partigiano italiano SANDRO PERTINI,
"“Io sono stato nel Libano. Ho visto i cimiteri di Sabra e Chatila. E’ una cosa che angoscia vedere questo cimitero dove sono sepolte le vittime di quell’orrendo massacro. Il responsabile dell’orrendo massacro è ancora al governo in Israele. E quasi va baldanzoso di questo massacro compiuto. E’ un responsabile cui dovrebbe essere dato il bando dalla società” 

Ancora oggi la banda al potere in israele e e composta da criminali di guerra e d assassini CHE DOVREBBERO PRIMA O POI FINIRE DAVANTI AD UN TRIBUNALE INTERNAZIONALE E PAGARE PER I LORO CRIMINI.

mercoledì 31 luglio 2013

AUGURI A MAHER NOSTRO COMPAGNO GAZAWI

UN AUGURIO AL COMPAGNO GAZAWI Maher Alaa,giovanissimo compagno, ,un gigante di bonta' e altruismo,infaticabile attivista UN RIFEREMENTO A GAZA ,INSOSTITUIBILE PER TUTTI NOI , in questi giorni si trova in europa per sottoporsi ad un intervento,tutto sommato abbastanza semplice ,per i postumi di una scheggia se ricordo bene ad una spalla UN "REGALO" DEI SIONISTI.Contiamo di averlo in italia per fine Mese ,MAHER un compagno un fratello,TI VOGLIAMO BENE. PUGLIAPALESTINA-BRINDISI PER GAZA.

nella foto ,Maher con Pino nel porto di Gaza,adesso in clinica.

domenica 21 luglio 2013

L'EGITTO.Dopo le tante chiacchere sulla cacciata di Morsi parlano gli Egiziani.

I Fratelli Musulmani sono stati sconfitti. Adesso la Turchia può uscire dalla NATO. Intervista a Samir Amin

Riportiamo qui di seguito una parte dell’intervista che l’economista marxista egiziano Samir Amin ha concesso al quotidiano comunista turco Aydınlık organo ufficiale del Partito dei Lavoratori di Turchia (İşçi Partisi). Il nostro intento è quello di fornire al lettore italiano una migliore conoscenza dei recenti avvenimenti in Egitto che hanno portato alla deposizione da parte dell’esercito del Presidente Mohamed Morsi  (NdR )   
Traduzione a cura di Aytekin Kaan Kurtul
1062085_475857382505950_1534599058_nAydınlık: Ci sono stati vari commenti sul rovesciamento del Governo Morsi in Egitto. Alcuni lo chiamano colpo di stato, altri lo chiamano rivoluzione. Lei come lo definisce?
Samir Amin: Questa non e’ ne’ una rivoluzione, ne’ un colpo di stato. Questo e’ un vero e proprio movimento popolare, ovvero un movimento di massa.
Le elezioni dopo le quali Morsi ha preso il potere erano, senza dubbio, truccate; pero’ e’ ovvio che una parte della popolazione lo sosteneva. Il popolo aveva voluto un alternativa al modello neoliberale di Mubarak pero’ ha sofferto a causa di una nuova dittatura per piu’ di un anno.
Il modello che ha costruito Morsi era una dittatura, una versione islamica di quella di Mubarak. Lui non ha sentito nessun consiglio e ha sempre agito secondo le proprie convinzioni.
Questo atteggiamento di Morsi ha scatenato la reazione popolare del movimento “Tamarrud”. Questa iniziativa popolare ha raccolto piu’ di 25 milioni di firme, un numero da non sottovalutare.
Cio’ significa che la maggior parte della popolazione non vuole Morsi. Questo e’ un movimento popolare senza precedenti.
Percio’ e’ ovvio che l’esercito non ha fatto un colpo di stato. Non si puo’ chiamare un tale atto “un colpo di stato” in queste condizioni. L’esercito ha soltanto allontanato un dittatore dal potere politico. Questa era la richiesta del popolo.
I media occidentali dicono che Morsi sia capace di fare iniziare una guerra civile in Egitto. Questo non e’ vero. Se fosse vero, 20 milioni di cittadini non sarebbero scesi in piazza per protestare contro lui.
Anche se erano finanziati dall’Occidente (e dagli alleati dell’Occidente) , i Fratelli Musulmani non sono riusciti a portare piu’ di due milioni di persone in piazza. Percio’ non si puo’ parlare di un tale rischio (di una guerra civile) . Sono avvantaggiati i rivali dei Fratelli Musulmani. I Fratelli Musulmani non rappresentano il popolo egiziano e adesso sono stati sconfitti.
I comandanti dell’esercito erano a conoscenza di questo fatto e percio’ hanno arrestato Morsi
Aydınlık: Come sono le relazioni tra l’esercito e gli Stati Uniti?
Samir Amin: Quando ci riferiamo all’esercito, dobbiamo prendere in considerazione il fatto che la maggior parte dei comandanti era vicina al regime di Sadat e Mubarak ed alcuni erano diventati loro complici. Con i fondi statunitensi e l’appoggio Occidentale sono diventati una parte della borghesia collaborazionista dell’Egitto.
Nonostante cio’, bisogna notare che ci sono tanti ufficiali nell’esercito che si sentono nazionalisti e nasseristi e non accetterebbero un intervento diretto da parte degli Stati Uniti. Penso che questi ufficiali si oppongano non solo agli Stati Uniti ma all’Occidente e ai suoi alleati “naturali” nella regione, come Israele.
Percio’ anche loro hanno solidarizzato con le masse e hanno spinto l’esercito a fare questo intervento. Vedete che si tratta sempre della vittoria del popolo, e non dell’esercito, anche se questa non puo’ essere definita come una “vittoria definitiva”.
Detto questo, non si deve dimenticare che l’esercito e’ pur sempre l’esercito e percio’ dobbiamo stare attenti a qualunque tentativo militare che miri ad instaurare un regime autoritario.
Aydınlık: Ma c’e’ un rischio del genere?1058682_475855105839511_1809982562_n
Samir Amin: Si, anche se non sembra molto possibile. Non viviamo negli anni ’40. I cittadini di oggi sono piu’ razionali e coscienti. Anche due anni fa c’era una certa confusione verso i Fratelli Musulmani. Adesso si puo’ vedere le vere facce dei Fratelli Musulmani e degli ex oppressori come i neoliberali di Mubarak e i suoi alleati borghesi. Percio’ possiamo dire che questo nuovo bilancio politico e’ stato portato dal popolo stesso.
Aydınlık: Chi c’e’ dietro questo movimento?
Samir Amin: Un movimento popolare che si chiama “Tamarrud”. “Tamarrud” significa “ribellione” o “rifiuto” in arabo. Forse anche voi usate la stessa parola in turco?
Aydınlık: No, da noi e’ diverso
Samir Amin: Siccome ci sono tante parole arabe nel vocabolario turco, ho pensato che ci fosse anche questa.
Dunque, questo movimento “Tamarrud” ha unito tanti movimenti politici e sindacati in unico fronte. Tra le avanguardie ci sono, senza dubbio, le forze comuniste e socialiste. Inoltre, ci sono i piccoli borghesi e i contadini senza terra che lottano insieme agli operai e ai socialdemocratici per instaurare un ordine democratico e socialista. Ci sono anche tanti avvocati, medici, ingegneri, insegnanti, accademici ecc. Hanno aderito anche tanti gruppi femministi. In sintesi, ci sono due modelli: il modello operaio e il modello piccolo borghese. Un modello attrae le masse oppresse, l’altro attrae le masse colte che comunque si sentono represse. Sono queste le persone che soffrono
Aydınlık: Quindi ci sono cittadini egiziani di varie provenienze sociali?
Samir Amin: Si, direi che si sono riuniti cittadini egiziani di varie provenienze sociali e politiche per opporsi al regime di Morsi. Certamente, ci sono anche degli opportunisti di destra che hanno deciso di appoggiare il movimento dopo aver visto che Morsi poteva cadere. Hanno pensato che questa fosse l’ora di imporre le proprie regole ai seguaci di Morsi.
Aydınlık: Chi sono i leader del movimento precisamente?

Samir Amin: Ci sono tanti leader. Come potete immaginare, ci sono grandi e piccoli movimenti. Ci sono manifestanti che vengono dai quartieri urbani e questi hanno i propri gruppi. Alcuni di questi manifestanti possono essere considerati dei leader. Quindi non possiamo parlare di un unico leader, pero’ c’e’ un personaggio che unisce tutti: Hamdin Sabbahi. Lui aveva preso cinque milioni di voti nelle ultime elezioni presidenziali e quelli che lo avevano votato fanno parte della popolazione piu’ colta dell’Egitto. Per “colto” non intendo “laureato” ma piu’ politicizzato e piu’ razionale. Certamente sono una minoranza numericamente pero’ hanno la capacita’ di diventare forze di avanguardia.
Quei cinque milioni che hanno votato per Morsi, invece, sono la parte piu’ fondamentalista dell’Egitto e hanno venduto la propria liberta’ per “i premi elettorali”.
Aydınlık: Quindi come e’ stato eletto Morsi? Democraticamente?
Samir Amin: No, le elezioni erano truccate senza dubbio. Era ovvio: miliardi di dollari sono stati messi a disposizione dei Fratelli Musulmani da parte delle potenze Occidentali. Peraltro i Fratelli Musulmani hanno preparato dei “premi elettorali” per le famiglie povere, cioe’ delle casse piene di zucchero, riso e carne. Ogni famiglia povera ha ricevuto una di queste casse. Sono state distribuite circa 30 milioni di casse.
I Fratelli Musulmani, insieme alla polizia, hanno occupato tutti gli uffici elettorali dello Stato. Infatti, hanno impedito anche agli addetti alla sorveglianza di entrare negli uffici. Tutti i giudici si sono lamentati delle elezioni pero’ le organizzazioni “democratiche” dell’Occidente “sorprendentemente” non hanno notato niente. Interessante, no? L’Occidente non ha visto un fatto chiaro che era stato testimoniato personalmente da ogni cittadino egiziano che ha votato.
Quindi sarebbe assolutamente sbagliato dire che Morsi e’ il presidente legittimo dell’Egitto. Anzi, egli e’ tutt’altro che legittimo, e’ totalmente illegittimo!
Aydınlık: Il Governo Morsi aveva chiesto 6 miliardi di dollari come crediti dal FMI pero’ ha ricevuto 12 miliardi dollari dai paesi del Golfo e da Israele. Lei come interpreta questo fatto?
Samir Amin: Allora, i paesi Occidentali, il FMI e la Banca Mondiale hanno imposto delle condizioni impegnative all’Egitto prima di prestare i crediti. Lo stesso vale anche per i paesi del Golfo. Praticamente, queste condizioni riguardavano la continuazione delle politiche neoliberali, cioe’ le politiche economiche dell’imperialismo, pero’ adesso ci sono piu’ persone che riescono a collegare le politiche neoliberali con l’imperialismo, percio’ direi che testimoniano un periodo speranzoso. Il neoliberalismo e’ stato applicato in Egitto per 30 anni, il regime di Morsi incluso, e ha sempre aumentato la poverta’. Poi, ovviamente, e’ cresciuto anche il divario tra le classi sociali.
Percio’, la soluzione ottima e’ liberarsi gradualmente dal neoliberalismo. Le forze politiche sono pazienti e sanno che non possono risolvere tutti i problemi causati dal neoliberalismo in un giorno. Questa non e’ neanche una rivoluzione, quindi l’unica soluzione e’ la liberazione graduale. Le forze comuniste e socialiste hanno programmi che prevedono soluzioni simili, ed esse sono, ovviamente, le forze piu’ progressiste riguardo ai diritti dei lavoratori, alla retribuzione minima, al laicismo e alla lotta antimperialista. Un governo decente puo’ applicare queste politiche e se il Popolo vede che un’altra economia e’ possibile, le sosterranno anche i cittadini. Bisogna notare che i cittadini sono pazienti.
Un altro punto e’ questo: il Popolo e la maggior parte degli ufficiali militari sono stanchi dell’egemonia israeliana e statunitense nella regione e vogliono costruire un Egitto sovrano. In questo quadro sara’ ben possibile un’alleanza tra l’Egitto e paesi come la Cina, l’India, la Russia, l’Iran, l’India, il Brasile e la Nuova Turchia. Questa e’ l’unica politica estera che l’Egitto sovrano puo’ applicare.

Aydınlık: Un’ultima domanda sulla Turchia. Lei come interpreta le manifestazioni del mese di giugno?

Samir Amin: Penso che voi compagni turchi sappiate cosa sta accadendo in Turchia molto meglio di me ma se voleste sentire anche la mia opinione, ne sarei contento.
E’ ovvio che questo movimento in Turchia si oppone al regime fondamentalista e neoliberale di Erdoğan che usa anche dei metodi repressivi per silenziare l’opposizione. Il movimento e’ composto da varie forze politiche come i comunisti, i kemalisti, i socialdemocratici e i musulmani di sinistra. Penso che sia un movimento molto positivo e si vede che una delle posizioni condivise dalla maggior parte dei manifestanti e’ l’opposizione all’egemonia statunitense in Turchia. Percio’ credo che la Nuova Turchia possa uscire anche dalla NATO, se continua con la stessa determinazione. Questo sarebbe un colpo molto forte per l’imperialismo statunitense.

giovedì 4 luglio 2013

I RIBELLI NON MUOIONO MAI CIAO NELSON

I RIBELLI NON MUOIONO MAI
COMPAGNO NELSON,COMANDANTE, VIVI NEI CUORI E NELLE LE LOTTE DEGLI UOMINI LIBERI DI TUTTO IL MONDO,RIMANI UN ESEMPIO INTRAMONTABILE PER GLI OPPRESSI AD OGNI LATITUDINE.GRAZIE
PugliaPalestina-Brindisi per Gaza

venerdì 21 giugno 2013

Giornata mondiale del Rifugiato: 5milioni di profughi palestinesi

Ramallah – InfoPal. Giornata Mondiale del Rifugiato 2012. Al 1° gennaio 2012, i rifugiati palestinesi presenti nelle liste dell’Unrwa, Agenzia Onu che dal 1949 si fa carico della loro assistenza di base nei campi profughi in Palestina e in Medio Oriente, erano 5,1milioni.
Il dato complessivo fa riferimento ai rifugiati palestinesi che risiedono in Cisgiordania (17,1%), nella Striscia di Gaza  (23,8%), in Giordania (40%), in Siria (10%) e in Libano (9,1%).
Nei Territori palestinesi (Cisgiordania e Striscia di Gaza), la presenza dei rifugiati è del 44% sul totale dei residenti palestinesi.
In Cisgiordania, i profughi sono il 30% del totale della popolazione: su 10 residenti, 3 sono profughi.
A Gaza, i rifugiati sono il 67% del totale della popolazione: 7 su 10 sono profughi.
Dalla Palestina storica occupata da Israele nel 1948 furono espulsi il 66% dei palestinesi, secondo i dati delle Nazioni Unite nel 1950.
Nel 1948, a seguito delle azioni terroristiche delle bande ebraiche, furono espulsi 957mila palestinesi.
Nel 2011, i rifugiati palestinesi minori di 15 anni nei Territori palestinesi erano il 41,7%.
In Giordania i rifugiati palestinesi con meno di 15 anni sono il 35,9% (anno 2007), in Siria il 33,1% (anno 2009), e in Libano il 30,4% (2010).
Tasso di natalità tra i profughi palestinesi. Nella Palestina occupata (Cisgiordania e Striscia di Gaza), il tasso di natalità è pari al 4,3% (2008-2009), in Giordania è del 3,3%, in Siria del 2,5% e in Libano è del 3,2%.
Tasso di povertà nei campi profughi palestinesi. I campi profughi palestinesi in Cisgiordania e a Gaza sono più poveri delle comunità palestinesi urbane e rurali:i il 35,4% dei profughi vive in povertà. Nelle zone rurali i palestinesi vivono in povertà per il 19,4% e nelle aree urbane per il 26,1%.
Il tasso di povertà è più alto nei campi profughi in ragione dell’elevato dato sulla disoccupazione e a causa della maggiore estensione dei nuclei familiari. Stando a questi criteri, i campi di Gaza detengono il primato sulla povertà, con il 38,8%. E’ il 17,8% in Cisgiordania.
Il tasso di disoccupazione tra i rifugiati palestinesi è del 44,3%.
Tasso di analfabetismo. Nel 2011 era pari al 4,4% tra i profughi palestinesi 15enni. Per i palestinesi non rifugiati era del 4,9%.
Hanno conseguito un diploma di laurea il 12,1% del totale dei profughi.

venerdì 31 maggio 2013

UN MANIPOLO DI ASSASSINI FORAGGIATI DAGLI STATI UNITI PASSATI PER LIBERATORI,

I TAGLIAGOLE MERCENARI CHE HANNO INVASO LA SIRIA AL SOLDO DI USA E MONARCHIE ARABE A RAPPORTO DAL FASCISTONE GUERRAFONDAIO John MC Cain SENATORE USA ED EX CANDIDATO DELLA DESTRA ESTREMA STATUNITENSE ALLA PRESIDENZA.
QUESTI SAREBBERO I LIBERATORI CHE TANTO PIACCIONO A CERTI PACIFINTI ITALIANI.

sabato 27 aprile 2013

Israele rinuncia a proiettili al fosforo bianco...troppo tardi

Israele lo ha utilizzato in Libano nel 2006 e poi durante "Piombo fuso" a Gaza (2008-2009). L'uso di queste munizioni e' rigidamente vietato nelle aree abitate da civili

adminSito
sabato 27 aprile 2013 09:38

Gerusalemme, 27 aprile 2013, Nena News - L'esercito israeliano ha annunciato che smetterà di usare proiettili contenenti fosforo bianco. «Nel giro di un anno l'artiglieria rimpiazzerà le munizioni che contengono una piccola quantità di fosforo», indica un comunicato dei comandi militari. Tanto piccola però non deve essere se i vertici israeliani, sommersi da critiche e condanne dopo l'attacco contro Gaza di quattro anni fa, si sono decisi a sostituire l'agente chimico.

Negli ultimi anni gli Stati Uniti, Israele e la Russia hanno usato bombe incendiarie al fosforo, le quali, secondo le convenzioni internazionali, possono essere utilizzate solo a scopo di illuminazione, per spaventare o per nascondere le proprie truppe in ritirata. Il fosforo bianco provoca ustioni gravissime e molto dolorose. A contatto con l'ossigeno presente nell'aria produce anidride fosforica generando calore. L'anidride fosforica reagisce violentemente con composti contenenti acqua e li disidrata producendo acido fosforico. Il calore sviluppato da questa reazione brucia la parte restante del tessuto molle. Il risultato è la distruzione completa del tessuto organico.

Gli effetti sugli esseri umani di tali ordigni durante alcune fasi della battaglia di Falluja (Iraq) da parte delle truppe americane sono stati al centro di polemiche, dopo la messa in onda nel 2004 di un coraggioso servizio giornalistico di Sigfrido Ranucci per Rainews.

Israele lo ha utilizzato in Libano nel 2006 e poi durante "Piombo fuso" a Gaza (2008-2009), come riscontrato dai ricercatori di Amnesty International: «Abbiamo visto strade e vicoli pieni di prove dell'uso del fosforo bianco, con alcuni grumi ancora fumanti e residui di ordigni», dichiarò Cristopher Cobb-Smith, un esperto in armi che ha fatto parte della missione di Amnesty. Fu colpita la sede dell'Unrwa, l'agenzia dell'Onu per i rifugiati a Gaza City, il 15 gennaio. Sempre quel giorno, ordigni al fosforo centrarono anche l'ospedale "al-Quds", provocando un incendio che costrinse il personale sanitario a evacuare i pazienti. Nena News

mercoledì 17 aprile 2013

ARRESTARE I BAMBINI,uno dei tanti crimini dei sionisti.

"Bambini in manette per piegare la Palestina"

La drammatica storia di Habed, arrestato a 16 anni, è lo specchio delle politiche repressive dell'occupazione militare israeliana

adminSito
mercoledì 17 aprile 2013 09:07

Commemorazione della Nakba ad Al Walaje (Foto: Emma Mancini/Nena News)
Commemorazione della Nakba ad Al Walaje (Foto: Emma Mancini/Nena News)
di Emma Mancini*

Betlemme, 17 aprile 2013, Nena News - Il conflitto araboisraeliano passa per le sbarre di una prigione. Troppo spesso a finire in manette sono i bambini palestinesi. È una politica che ha uno scopo chiaro: privare la Palestina di energiche generazioni future e spezzare alla radice la resistenza della popolazione contro l'occupazione militare.

"L'iniziale obiettivo di Israele - ci spiega Rifat Kassis, direttore dell'associazione palestinese Defence for Children International (DCI), che da oltre vent'anni documenta i soprusi contro i bambini palestinesi - era racchiuso in uno slogan: 'Le vecchie generazioni moriranno, le nuove dimenticheranno'. Questo non è avvenuto. Le nuove generazioni sono più radicali e informate delle precedenti. Conoscono la loro storia, la storia delle loro famiglie e quella della Palestina". "Per questo - prosegue Kassis - ora l'obiettivo è cambiato: spezzare la resistenza dei giovani arrestandoli e traumatizzandoli per renderli innocui".

Una politica palese, analizzata dall'ultimo rapporto di Save the Children del 2012: nell'ultimo decennio le autorità israeliane hanno stretto le manette ai polsi di 8.000 minori palestinesi. "Attualmente - ci spiega Ayed Abu Eqtaish, direttore dell'Accountability Programme del DCI, settore che registra le denunce dei bambini palestinesi contro le violenze israeliane - sono 310 i minorenni detenuti in prigioni israeliane, di cui 26 tra i 12 e i 15 anni. Ma la media annuale di minori arrestati ruota intorno ai 300 solo in Cisgiordania".

All'interno della prigione, dall'interrogatorio alla detenzione, Israele opera costantemente per rompere l'equilibrio psico-fisico dei bambini palestinesi: violenze fisiche e mentali provocano conseguenze a lungo termine sulla loro capacità di avere una vita sociale e familiare sana, una volta rientrati nelle proprio ambiente di riferimento.

A ciò si aggiunge la vitale importanza del fattore economico: chi ha precedenti penali non può ottenere permessi di lavoro in Israele né permessi agricoli per lavorare le terre di famiglia che si trovano al di là del muro di separazione israeliano. Un elemento di cui tenere conto, vista la pervasività della politica di detenzione israeliana: nel prossimo futuro moltissime famiglie palestinesi perderanno le proprie terre - principale forte di sostentamento per la società palestinese - perché i figli non saranno autorizzati a raggiungerle, e le terre saranno così confiscate dalle autorità israeliane.

La storia di Habed

Habed ha 20 anni e vive nel campo profughi di 'Azza a Betlemme. Nel 2008 è stato arrestato dall'esercito israeliano: da allora è entrato in una spirale di violenze fisiche e psicologiche, di trasferimenti forzati, con l'impossibilità di vedere la famiglia per due anni e mezzo.

"Nel 2008 partecipavo a una manifestazione ad 'Azza - ci racconta nel piccolo caffè che ha aperto una volta libero - Abbiamo lanciato pietre. Poco dopo, il giorno del mio sedicesimo compleanno, i soldati israeliani sono venuti a prendermi. Erano le 1.30 di notte. Hanno buttato giù la porta di casa. Hanno svegliato mia madre, gridandole di consegnare i suoi figli. Hanno preso i miei fratelli, ma non cercavano loro: volevano me. Mi hanno bendato e ammanettato. Mi hanno picchiato di fronte ai miei, che mi guardavano impotenti. Una jeep militare mi ha portato al centro di detenzione di Beit Jala, alle porte di Betlemme. Durante il tragitto è iniziato il pestaggio".

Dopo tre ore a Beit Jala, l'esercito lo trasferisce nella base militare di Gush Etzion, colonia israeliana sulle colline di Betlemme. Inizia un interrogatorio di tre ore. "Ho chiesto acqua, mi hanno portato vodka. Ridevano, mi umiliavano. Dopo tre ore mi hanno spostato a Gerusalemme, nel carcere Al Mascobiyya. I soldati mi avevano promesso una 'festa di benvenuto': mi hanno pestato ancora. Altre 24 ore di interrogatorio, con diversi ufficiali che si davano il cambio e usavano metodi per farmi confessare quello che non avevo fatto: un'accecante luce rossa negli occhi, minacce contro la mia famiglia, le braccia legate dietro la schiena per sei ore".

L'interrogatorio va avanti per 45 giorni, a intervalli. Habed inizia uno sciopero della fame per chiedere un processo equo. Rifiuta il cibo per due settimane ("ero sfinito, ero certo che sarei morto. Ho perso 16 chili, e ancora oggi ne soffro le conseguenze"). Alla fine le autorità carcerarie accettano di condurlo di fronte alla corte militare israeliana di Ofer. Il tribunale gli infligge una pena di cinque anni per lancio di pietre, ma il duro lavoro dell'avvocato difensore la riduce a due anni e mezzo.

"Da questo momento - continua Habed - inizia il balletto dei trasferimenti da un carcere all'altro, da Nord a Sud di Israele, ogni volta in concomitanza con le visite della mia famiglia. Sono riuscito a vedere mia madre solo sei volte. La prima volta l'ho solo intravista, a dire il vero: sapevano che sarebbe venuta a farmi visita e mi hanno subito trasferito. L'ho vista dal finestrino del bus militare. Mio padre non l'ho mai incontrato. Telefonate? Solo in Negev, nelle altre carceri non c'erano telefoni".

Habed passa dalla prigione di Ofer a quella di Hasharon, da Nafah a Askhelon, dal Negev a Deman. Spesso con detenuti adulti, a volte in carceri minorili. Ad Hasharon vive l'esperienza peggiore: "Ero lì da due settimane quando i soldati hanno lanciato dentro le celle gas lacrimogeni e ci hanno chiuso dentro. Non riuscivamo a respirare e allora hanno aperto le celle. Ma ci aspettavano fuori. Erano più di cento soldati, disposti in due colonne nello stretto corridoio che conduceva allo spazio comune. Ognuno di noi è stato costretto a passare in mezzo a loro e, mentre camminavamo, ci picchiavano sulla testa e sulla schiena con i manganelli. A me hanno rotto una gamba. Sono caduto a terra e si sono lanciati su di me: mi hanno colpito non so quante volte. Ho perso conoscenza per circa sette ore per le botte alla testa. Mi sono risvegliato all'ospedale militare di Ramle, dove il medico mi ha detto che la mia gamba stava benissimo, avrei solo dovuto bere un po' d'acqua per sentirmi meglio".

Dopo due anni e mezzo il rilascio, ritardato però di una settimana. "Ero così felice quel giorno: ho dato i miei vestiti, il cibo e le sigarette agli altri prigionieri. Ma poco prima di raggiungere il cancello, i soldati mi hanno fermato: 'Il tuo nome non è nella lista, torna dentro'. Un colpo al cuore. Ho passato un'altra settimana in prigione, convinto di doverci restare per sempre. Poi mi hanno rilasciato davvero. Al checkpoint di Dora, dove mi hanno portato con il bus dell'esercito, c'era tutto il campo profughi di 'Azza ad aspettarmi, Una gioia immensa".

Il reinserimento nella vita di tutti i giorni non è stato facile. "Mi sentivo un marziano - racconta Habed -. Tante cose erano cambiate in quei due anni e mezzo. In carcere avevo trascorso il mio tempo immerso nella politica. Il movimento dei prigionieri palestinesi fornisce un'educazione politica intensissima: tre lezioni al giorno e due ore di letture. Ho studiato l'inglese, la storia della Palestina e del mondo arabo, le grandi rivoluzioni nel mondo. Intavolavamo grandi discussioni sui problemi in prigione e il modo di risolverli, su come lottare da dietro le sbarre contro l'occupazione".

"Ma una volta tornato a casa - continua Habed - non sapevo più chi ero. Ho abbandonato la scuola, ormai avevo perso tre anni. Vorrei studiare una lingua, magari andare all'estero per un periodo. Continuo a sentirmi un alieno. Vorrei solo tornare alla vita di prima, ma non riesco a cancellare la prigione. Chiudo gli occhi e sono di nuovo dietro le sbarre".

L'impegno della DCI

Nata nel 1991, DCI Palestine è una delle 45 sedi nazionali dell'organizzazione non governativa presente in tutto il mondo, con un segretariato generale a Ginevra e lo status di membro consultivo all'Unicef, all'Unesco e al Consiglio d'Europa".

Nell'ultimo rapporto pubblicato ad aprile scorso, l'associazione raccoglie i casi seguiti negli ultimi quattro anni, dal 2008 al 2011: un totale di 642 denunce da parte di bambini palestinesi, a cui la DCI ha fornito assistenza legale. Di questi, 31 sono minori tra i 12 e i 13 anni, 182 tra 14 e 15 e 429 tra 16 e 17.

Secondo la legge internazionale e le convenzioni per i diritti dei bambini, i minori vanno considerati tali fino al compimento del diciottesimo anno d'età e non possono essere sottoposti alla stessa legislazione degli adulti. Eppure in Israele vige una legge particolare, che si fonda su due diversi sistemi giudiziari: "Se i bambini israeliani sono minorenni fino a 18 anni, quelli palestinesi no - spiega Abu Eqtaish -. A loro si applica la legge militare e possono essere giudicati come adulti dal quindicesimo anno d'età e detenuti dal dodicesimo. Nel 2011 Israele ha modificato la legge, elevando la maggiore età per i bambini palestinesi a 18 anni. Ma nella pratica nulla è cambiato".

A ciò si aggiungono processi perpetrati in assenza di legali e familiari, trattamenti crudeli e disumani, confessioni estorte con la tortura (deprivazione del sonno, pestaggi, minacce di violenza sessuale), redatte in ebraico e fatte firmare al bambino, carenza di assistenza medica e celle sovraffollate in cui i minori vengono rinchiusi assieme a prigionieri adulti.

La sezione palestinese della DCI copre Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme Est ed è divisa in tre principali unità: assistenza legale, monitoraggio delle violazioni e promozione di normative a tutela del bambino. Dall'anno della sua creazione la DCI ha rappresentato oltre tremila minori palestinesi di fronte a corti militari israeliane, seguito il loro caso dal momento dell'arresto al rilascio e ricevuto ogni settimana denunce sui maltrattamenti subiti in prigione. Le denunce sono raccolte, catalogate e girate sotto forma di report a Nazioni Unite e Unione Europea, secondo gli standard previsti dall'Onu, in merito a detenzioni, violenza di coloni ed esercito israeliano, torture, ferimenti e uccisioni di minori. A sua volta l'Onu gira i rapporti agli Stati membri e in alcuni casi contestano quanto accaduto allo Stato di Israele.

Un bilancio che fa paura

I dati raccolti dalla DCI dallo scoppio della Seconda Intifada (settembre 2000) parlano chiaro: oltre 1.300 i bambini feriti, 17 casi di utilizzo di minori come scudi umani da parte dell'esercito israeliano, una media mensile di due bambini uccisi o feriti dai coloni, circa 300 al mese quelli arrestati, per lo più con l'accusa di avere lanciato pietre.

"L'obiettivo è l'intimidazione - spiega Ayed - Il messaggio che si intende inviare colpendo i minori è cristallino: l'occupazione è una realtà e ogni palestinese è potenziale vittima. Colpire i bambini significa disintegrare la capacità di lotta della nuova generazione, ma anche dei padri e delle madri, intimoriti dalla possibilità che i figli subiscano violenze e abusi".

Violazioni palestinesi

La DCI si rivolge anche alle autorità palestinesi. "Non mancano violazioni nei confronti di minori da parte palestinese - spiega Abu Eqtaish - La legge del governo di Ramallah è quella giordana risalente agli anni '60 e non tiene conto degli sviluppi del diritto internazionale. Per questo monitoriamo le violazioni compiute da polizia e autorità e presentiamo proposte di legge volte a modificare la normativa interna palestinese a favore dei bambini". Nena News

giovedì 7 marzo 2013

VIVA CHAVEZ ,VIVA BOLIVAR VIVA IL VENUEZUELA DEMOCRATICO

Quando muore un gigante i pennivendoli al servizio dell'imperialismo si scatenano per sminuire la statura del gigante,le immagini che giungono da Caracas ci dicono che questa operazione con Chavez non riesce,il popolo i"Sovversivi i ribelli"di tutto il mondo rendono omaggio a uno di loro,ai detrattori del comandante Chavez regaliamo questa foto ,un immagine di vecchi amici di tre rompicoglioni che non si sono mai piegati,di uomini che vivono ed hanno vissuto in piedi,mai in ginocchio.
CHAVEZ rimane nella storia del continente latino americano insieme ai tanti che hanno pagato con la vita il riscatto di questa terra meravigliosa,VIVA CHAVEZ.(COORDINAMENTO REGIONALE PUGLIAPALESTINA)

venerdì 15 febbraio 2013

gli assassini all'opera

Palestina: carri armati israeliani invadono nord di Gaza

BEIT LAHIA (IRIB) – Giovedì un numero di carri armati dell'esercito israeliano ha fatto irruzione nel nord della Striscia di Gaza insieme ad un gruppo di buldozzer. I carri armati hanno aperto il fuoco sugli agricoltori nella zona di Beit Lahia. Lo ha riferito Press TV.

domenica 20 gennaio 2013

BOICOTTA ISRAELE: utile lista di prodotti da non acquistare.... da Osservatorio internazionale per i diritti

BOICOTTA ISRAELE: utile lista di prodotti da non acquistare....
da Osservatorio internazionale per i diritti

Per chi volesse boicottare i prodotti israeliani come arma di pressione per ottenere la cessazione del blocco di Gaza e la fine dell’occupazione dei territori palestinesi, segnaliamo i principali prodotti israeliani in commercio, nonché i prodotti delle imprese che sostengono lo Stato di Israele.

I prodotti israeliani  (Il codice barra sulla maggior parte prodotti israeliani comincia con 729):

- Carmel (frutta e verdura) - Jaffa (frutta e verdura) - Kedem (avocadi) - Coral (ciliege) - Top (frutta e verdura) - Beigel (biscotti aperitivi) - Hasat (agrumi) - Sabra (pasti completi) - Osem (minestre, snacks, biscotti, pasti completi preparati) - Dagir (conserve di pesci) - Holyland (miele, erbe) - Amba (conserve) - Green Valley (vino) - Tivall (prodotti vegetariani) - Agrofresh (cetrioli) - Jordan Valley (datteri) - Dana (pomodori ciliege) - Epilady (apparecchi di depilazione) - Ahava (cosmetici del Mare Morto).

I prodotti delle imprese che sostengono lo Stato di Israele (USA o europee):
COCA-COLA - Marche del gruppo: Aquarius, Cherry Coke, Fanta, Nestea, Sprite, Minute Maid, Tropical. Quest'impresa sostiene lo Stato di Israele dal 1966.

DANONE - Marche del gruppo: Arvie, Badoit, Belin, Blédina, Phosphatine, Chipster, Evian, Galbani, Gervais, Heudebert, Lu, Taillefine, Volvic. Danone ha appena investito nel Golan, territorio siriano occupato dal 1967 da Israele.

NESTLÉ - Marche del gruppo: Aquarel, Cheerios, Crunch, Frigor, Friskies, Galak, Golden Grahams, Kit Kat, Maggi, Mousline, Nescafé, Ricoré, Quality Street, Vittel, Perrier, Buitoni. La società svizzera possiede il 50,1% dei capitali della catena alimentare Osem israeliana. La ditta è accusata dagli anni 50 di distruggere l'economia e la salute dei popoli del terzo mondo, in particolare con l'imposizione dei suoi latti in polvere per bambini in Africa, in Asia ed in America latina.

INTEL - questa grande impresa produce la maggior parte dei chip PENTIUM 4 utilizzati dagli elaboratori PC nella sua fabbrica di Kyriat Gat, installato nel sito di Iraq Al-Manshiya, un villaggio palestinese raso al suolo dopo il suo sgombro nel 1949 da parte dei soldati egiziani. 2.000 abitanti furono cacciati della loro terra, nonostante un impegno scritto dei sionisti, sorvegliato dalle Nazioni Unite, di non toccare la popolazione. Una campagna dei loro eredi agli USA nel 2003 ha indotto INTEL a sospendere un progetto d'investimento di 2 miliardi di dollari per un'ampliamento della fabbrica Fab 18 di Kyriat Gat.

L'Oréal - Marche del gruppo: Biotherm Cacharel Giorgio Armani Parfums, Lancôme, Vichy, Roche-Posay, Garnier, Helena Rubinstein, Gemey-Maybelline, Jean-Louis David Shampooings, Le Club des créateurs de beauté (vendita di prodotti cosmetici per corrispondenza), Redken 5th Avenue, Ralph Lauren profumi, Ushuaïa.
L'Oréal ha anche investito milioni creando un'unità di produzione a Migdal Haemeck, a tal punto che il congresso ebreo americano ha espresso la sua soddisfazione nel vedere L'Oréal “diventare un amico caloroso dello Stato di Israele".

ESTÉE LAUDER - Marche del gruppo: Aramis, Clinique, La Mer, DKNY, Tommy Hilfiger
Oltre ai suoi investimenti, il direttore è il presidente di una delle organizzazioni sioniste più potenti negli US, il Fondo Nazionale Ebreo.

DELTA GALIL - quest'impresa israeliana è specializzata nel subappalto di prodotti tessili in particolare in quello degli indumenti intimi. Numerosi indumenti intimi di marchi stranieri provengono così direttamente dalle fabbriche di delta Galil. È il caso di Marks & Spencers, Carrefour (Tex), Auchan, Gap, Hugo Boss, Playtex, Calvin Klein, Victoria's Secret, DKNY, Ralph Lauren.

LEVI STRAUSS JEANS E CELIO (depositi specializzati negli abiti per uomini)
Quest'imprese finanziano le nuove colonie in Palestina ma anche le scuole degli estremisti religiosi nel mondo.

TIMBERLAND (abiti, scarpe, calzini) - come il suo omologo Ronald Lauder, il Presidente di Timberland Jeffrey Swartz è un membro attivo della lobby sioniste US. Ha incoraggiato la Comunità ebrea US a trasferirsi in Israele ma anche inviato soldati israeliani per dirigere la propaganda pro-israeliana negli USA.

DISNEYLAND - l'impresa Disney non ha nulla di idilliaco e contribuisce, con il suo sostegno ad Israele, a seminare la morte in Palestina. Approva così tacitamente l'occupazione illegale di Gerusalemme-Est facendo di Gerusalemme in occasione di un'esposizione al centro Epcot in Florida la capitale di Israele, ciò in violazione delle risoluzioni internazionali dell'ONU.

NOKIA - il gigante finlandese della telefonia commercia attivamente con lo Stato di Israele. In un'intervista al Gerusalemme Post, il direttore del gruppo dichiarava: che Israele faceva parte delle priorità dell'impresa. Un centro di ricerca Nokia è così nato in Israele.

MC DONALD'S - impresa emblematica dell'imperialismo culturale US, la celebra catena di ristoranti fast food porta un sostegno non trascurabile allo Stato israeliano. McDonald's dispone di 80 ristoranti in Israele e vi impiega quasi 3000 dipendenti. Proibisce al suo personale di parlare arabo. Agli USA, l'impresa appare fra i partner dell'organizzazione sionista “Jewish Community„ con sede a Chicago. Quest'organizzazione lavora infatti per il mantenimento dell'aiuto militare, economico e diplomatico fornito dagli USA ad Israele.

CATERPILLAR (attrezzature per costruzioni ma anche, abiti, scarpe) - un'ampia campagna deve essere condotta per denunciare la partecipazione criminale di Caterpillar alle distruzioni delle case in Palestina con i suoi bulldozer giganti. È con un Caterpillar che la pacifista americana ebrea Rachel Corrie è stata uccisa da un soldato israeliano nel 2003.

La catena alberghiera ACCORHOTEL (Etap, Ibis, Mercure, Novotel, Sofitel) - questa catena ha molti hotel in Israele, e recentemente, essa ha aperto una succursale nei territori siriani occupati, il Golan.

Le catene alimentari presenti nelle colonie israeliane: Domino Pizza, Pizza Hut, Häagen Daaz, Burger King.

Altri prodotti: sigarette Morris (tra cui Marlboro), prodotti Kimberly-Clarck (Kleenex, Kotex, Huggies), SanDisk (informatica), Toys RUS (giocattoli).

sabato 12 gennaio 2013

NUOVO ACCORDO ?

ANP

Hamas e Fatah pronti per un governo di unità

Al Cairo le due fazioni giungono ad un nuovo accordo di riconciliazione: governo di unità nazionale che rappresenti tutti i partiti e riveda lo status dell'OLP.

adminSito
venerdì 11 gennaio 2013 10:35

Il capo dell'ufficio politico di Hamas Meshaal e il presidente dell'ANP Abbas
Il capo dell'ufficio politico di Hamas Meshaal e il presidente dell'ANP Abbas
dalla redazione

Betlemme, 11 gennaio 2013, Nena News - Al Cairo prosegue il lento processo di riconciliazione tra Hamas e Fatah. Nell'incontro di mercoledì in Egitto, alla presenza del presidente Morsi, il capo dell'ufficio politico del movimento islamista Khaled Meshaal e il presidente dell'ANP Mahmoud Abbas hanno ufficialmente deciso di riprendere il dialogo.

Dopo i tentativi falliti nel corso degli ultimi due anni, le due principali fazioni palestinesi ci riprovano. Nella tarda notte di mercoledì, Azam al-Ahmed del Comitato Centrale di Fatah ha detto ai reporter di Euronews: "Stiamo facendo ripartire i negoziati, volti a formare un governo indipendente di unità nazionale sotto la leadership di Mahmoud Abbas".

Il portavoce di Hamas, Ezat al-Rashq, ha aggiunto: "I due partiti si sono accordati per chiedere l'unità di tutte le fazioni palestinesi e implementare l'accordo di riconciliazione. La questione delle elezioni sarà l'oggetto di un accordo tra tutti i partiti. Discuteremo anche della questione dello status dell'OLP e del ruolo della commissione elettorale".

Resta ora da vedere se le due fazioni implementeranno tale accordo, molto simile a quelli stretti nel 2011 e nel 2012 in Egitto e in Qatar e mai resi effettivi. Litigi e scaramucce tra le parti hanno continuamente bloccato la creazione di un governo di unità. Ultima in ordine di tempo la decisione di Hamas di boicottare le elezioni locali dello scorso ottobre nei Territori per la mancanza di regole elettorali certe ed eque.

Mercoledì al Cairo si è riparlato di voto. Dal 2006 non si tengono le elezioni nazionali in Palestina, nonostante il mandato dei due governi de facto di Cisgiordania e Gaza sia scaduto da oltre un anno. "Abbas intende riavviare il lavoro della commissione elettorale - ha detto il portavoce di Hamas, Ezat al-Rashq - Dopo che la commissione avrà terminato il suo lavoro e ci sarà consenso intorno al governo di unità, potremo indire le elezioni".

Da parte israeliana, però, la reazione è stata immediata. Ieri il premier israeliano Netanyahu ha accusato il presidente dell'ANP, Abbas, di voler porre fine al processo di pace stabilendo negoziati con il nemico Hamas, considerato da Tel Aviv associazione terroristica. "Abu Mazen incontra e abbraccia il leader di un'organizzazione terroristica [Khaled Meshaal, ndr] che solo un mese fa ha detto che Israele dovrebbe essere cancellato dalle mappe. Questa non è certo la condotta di qualcuno che vuole la pace". Nena News

venerdì 11 gennaio 2013

PARTE IL PROGETTO FATTO CON I PESCATORI DI GAZA.SOSTENETELO

RESTIAMO UMANI " LO SPETTACOLO TORNA IL PUGLIA ,dal Salento al Gargano attraverso la esagerata lunghezza di questa regione,uno spettacolo in appoggio al progetto che il Coordinamento PugliaPalestina ha fatto con i pescatori di Gaza,per sostenerli alla resistenza contro l'ccupazione e il blocco illegale imposto dall'occupante israelo-sionista che distugge le barche ferisce ed uccide i pescatori,ed impedisce loro di pescare oltre le tre miglia marine, cioe' la condanna alla fame.
Uno spettacolo per tenere viva la memoria di Vittorio Arrigoni,e vedere realizzato uno dei tanti progetti che Vittorio voleva FARE.
LE PRIME DATE LE POSSIAMO GIA' COMUNICARE.
BRINDISI,GROTTAGLIE,BARI,PARABITA,LECCE,FASANO,BARLETTA E MOLTO PROBABILMENTE FOGGIA E TARANTO.
SOTENETECI E PARTECIPATE.

giovedì 10 gennaio 2013

ONORE ALLE COMPAGNE KURDE MILITANTI DEL PKK ASSASSINATE A PARIGI

giovedì 3 gennaio 2013

AIUTI URGENTI PER LA STRISCIA DI GAZA

AIUTI IMMEDIATI PER LA STRISCIA DI GAZA SOTTO ASSEDIO!!!

[Descrizione]

A meta' Gennaio da Genova partono una serie di container via mare di aiuti urgenti per la striscia di Gaza territorio della Palestina occupata dall'esercito israelo sionista,gli ultimi attacchi aerei che hanno provocato morte e distruzione hanno messo in ginocchio la gia' fragile economia della striscia di Gaza E PEGGIORATO NOTEVOLMENTE LE CONDIZIONI DI VITA GIA' PRECARIE DI MIGLIAIA DI FAMIGLIE.
Brindisi per Gaza e PugliaPalestina aderiscono alla iniziativa promossa da MUSIC FOR PEACE DI GENOVA e organizzano la raccolta a Brindisi PRESSSO LA SEDE DEL COMITATO in via Dei D'afflitto 9 che poi e' la continuazione di via Annunziata la parallela destra di corso Garibaldi direzione porto vi aspettiamo, di seguito l'elenco di quello che serve, chi non puo'fare un pacco intero puo' donare qualche euro per l'acquisto di alimenti e medicine.
ATTENZIONE gli aiuti vengono portati e distribuiti a Gaza direttamente dai volontari di MUSIC FOR PEACE che da anni effettuano questi viaggi della solidarieta'

SOSTENIAMO QUESTA GRANDE INIZATIVA ,VI ASPETTIAMO PER TUTTE LE INFORMAZIONI TELEFONA AL 340 7264511.LA RACCOLTA SI EFFETTUA TUTTI I GIORNI DALLE 10,00 ALLE 13,00,DALLE 17,00 ALLE 20,00MATERIALE DI CUI C’E’ PIU’ BISOGNO:

- MEDICINALI IN PRIORITA': antibiotici, antinfiammatori, antidolorifici
- MATERIALE MEDICO IN PRIORITA': SEDIE A ROTELLE, STAMPELLE, COMODE, DEAMBULATORI, PANNOLINI E PANNOLONI (uomo-donna-bambino), GENERATORI DI CORRENTE ELETTRICA, LATTE IN POLVERE, OMOGENEIZZATI;

PER QUANTO RIGUARDA I PRODOTTI ALIMENTARI RACCOGLIAMO SOLO ED ESCLUSIVAMENTE MATERIALE PER IL CONFEZIONAMENTO DEI PACCHI FAMIGLIA DI SEGUITO DESCRITTI:

- 6 kg di farina (SOLO CONFEZIONI DA CHILO);
- 2 kg di zucchero (SOLO CONFEZIONI DA CHILO);
- 1 kg di sale (SOLO CONFEZIONI DA CHILO);
- 6 kg di riso (SOLO CONFEZIONI DA CHILO);
- 4 confezioni di pelati;
- 12 scatolette di tonno;
- 1 confezione di marmellata o miele;
- 1 confezione di biscotti (SOLO CONFEZIONI DA 500 O 1000g.)
- 4 confezioni di legumi.

EVITARE ASSOLUTAMENTE VETRO E TETRAPACK (nei container si rompono) FATTA ECCEZIONE PER QUANTO RIGUARDA IL MIELE E LA MARMELLATA.

Vi aspettiamo!

martedì 1 gennaio 2013

Piu' di undici milioni i palestinesi.


Dati ufficiali: il numero dei palestinesi nel mondo ha raggiunto 11,6 milioni, la metà sono profughi

Ramallah-InfoPal. Dati statistici ufficiali e aggiornati a fine 2012 hanno rivelato che il numero dei palestinesi ha raggiunto circa 11,6 milioni.
I dati rivelano che 4,4 milioni di palestinesi vivono nei territori della Striscia di Gaza e della Cisgiordania, circa 1,4 milioni vivono nei territori del  ’48 (Israele) , quasi 5,1 milioni nei Paesi arabi e circa 655.000 in altri paesi.
Lunedì 31 dicembre, un rapporto diffuso dall’Istituto di Statistica palestinese ha stimato il numero dei palestinesi residenti in Cisgiordania in circa 2,7 milioni, quelli nella Striscia di Gaza in 1,7. La percentuale dei rifugiati che vivono all’interno dei territori palestinesi rappresenta il 44,2% del totale della popolazione, il 41,4%  risiede in Cisgiordania e il 58,6% nella Striscia di Gaza.
I dati statistici hanno dimostrato che alla fine del 2012, il numero di palestinesi residenti nella Palestina storica (Cisgiordania, Striscia di Gaza e i territori del ’48) ha raggiunto circa 5,8 milioni. Dal canto suo, l’Istituto centrale di Statistica d’Israele aveva rivelato che nel 2011, la popolazione ebraica era di circa 5,9 milioni, prevedendo che nel 2012 essa avrebbe raggiunto i sei milioni.
Se i tassi di crescita della popolazione dovessero rimanere invariati, entro la fine del 2016, la popolazione palestinese raggiungerà quella ebraica, entrambe conteranno circa 6,5 milioni, nel 2020 invece, la popolazione palestinese residente nei territori della storica Palestina, raggiungerà 7,2 milioni, contro 6,9 milioni di ebrei che rappresenteranno il 49,1 per cento del totale.